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Parlano le panchine. Napoli e Inter vi scaricano oltre 150 milioni lasciando fuori i due attaccanti più chiacchierati, uomini di intatto valore per il mercato, ma nomi che richiamano crisi e polemiche. La penultima offre loro un’opportunità nella ripresa, quando Spalletti deve rimediare allo svantaggio: ritira Politano e Gagliardini, c’è quindi spazio per Icardi. Anche Ancelotti non tollera la costante resa di Milik a Skriniar. Fa cenno a Insigne di prepararsi, ma Mertens tra i più dinamici e tatticamente arguti spiega all’imbambolato compagno, sempre in ritardo, come si segna di testa. Milik alto 1.89 prende lezione da Mertens (1.69) che vola per allungare di testa una geometrica diagonale offensiva. Ancelotti come un glaciale giocatore di poker aspetta il terzo gol di Fabiàn Ruiz per inserire finalmente Insigne, e richiamare Milik, il bomber dei 17 gol senza rigori, che collabora solo con movimenti che creano varchi a Mertens, al frenetico Zielinski, al raffinato Fabiàn che si attribuisce con largo merito il quarto gol di una splendida serata. Gol che consente a Mertens di uscire tra gli applausi, largo a Younes. Mente Icardi migliora i suoi conti segnando un generoso rigore. Le chiavi tattiche sono due. Nel primo tempo, il Napoli con pressing alto dimostra subito la sua condizione felicemente ritrovata dopo un lungo appannamento atletico. Allan non teme Nainggolan, che si fa ammirare solo per un estroso ritocco del suo parricchiere. Zielinski travolge Gagliardini. Fabiàn sbuca da sinistra per accompagnare la fase attiva. Su quel versante rimarca una crescente superiorità. Se ne accorge Spalletti, mai così rassegnato. Inserisce nella ripresa Icardi trasformando il 4-2-3-1 in un 3-4-1-2 con Perisic spostato da sinistra a destra proprio per presidiare la corsia sinistra del Napoli, dove Ghoulam, Zielinski e Fabiàn scorrono fluidi. Anche a destra il Napoli si fa valere con uno stratagemma: Callejòn si accentra per liberare spazio in favore di Malcuit. Non si oppone Perisic, né fa di più Asamoah. Perisic sull’altro versante rivela ulteriori margini di peggioramento, non può che escluderlo Spalletti, che vede male la sua Inter adesso e rischia di non vederla neanche il prossimo anno. Nel Napoli un eroico Koulibaly, premiato come miglior difensore del campionato, bravo nel salvare un gol sjulla linea, ma anche nel chiudere ogni varco. è il difensore delle grandi emergenze. Un fenomeno da non cedere mai.Con la ritrovata condizione atletica, tutot il Napoli in formazione meno sperimentale e molto credibile rende giustizia alla figura di Ancelotti, personaggio che ha ancora molto da dare. Gli basta migliorare lo staff o il programma atletico.

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Insigne trova buoni motivi per dimostrare che è ancora un valore. Diventa amletico il dubbio, incassare e cederlo? Il capitano sembra disciplinato e ben disposto a non cedere la fascia. La fascia del suo Napoli che cancella le ultime perplessità: è tornato quello dell’autunno furente. Peccato, un po’ tardi.

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Sulla vittoria si leggono le impronte digitali di Alex Meret. C’è il futuro del Napoli nelle sue mani. Grandi e magnetiche come calamite. Essenziale la prontezza di intervento. Acrobazia sobria e mai teatrale. Meret protegge il Napoli quando l’infelice cambio di Younes per il surreale Verdi, la puntuale crisi del 70’ e Antenucci svegliano la Spal. Con una migliore resa atletica, del Napoli va segnalato il rigore morale. Con il secondo posto acquisito, non disarma. Si batte ancora per arrotondare una classifica che può gonfiarsi fino a 82 punti, un po’ meno degli irripetibili 91 di Sarri, rivalutati da due novità. L’affermazione di un portiere più maturo dei suoi 22 anni, ma con immensi margini di progresso. C’è inoltre l’ampiezza dei giocatori provati quest’anno, nulla che non sia chiaro sul valore di titolari e riserve. Splende nel Napoli la sua voglia di vincere, nonostante la ridotta disponibilità di giocatori. Migliora la condizione atletica, che mai aveva rivelato una flessione così lunga in primavera né fermato tanti per malanni muscolari. Sette indisponibili ieri, in realtà sei perché Ospina è tornato in Colombia, essendo improbabile la sua conferma. Sarebbe scattata dopo 25 presenze, ne conta 23. Non si vince se non se ne ha davvero voglia, avendo fuori uso Chiriches, Maksimovic, Diawara, Ounas, Insigne e Mertens. Se ne terrà conto nel programmare la nuova stagione? Il Napoli domina fino al primo gol ed oltre. Rete segnata da Allan con un interno destro alla Insigne. L’aveva più volte sfiorata Younes, tecnicamente dotato, ma il giovanotto ex Ajax cerca spesso più che il gol, un avversario da superare. Dote interessante, ma Younes ne fa uso eccessivo. Ancelotti lo sostituisce dopo oltre un’ora, prova sufficiente. Gli subentra l’impalpabile Verdi che acuisce il disagio del Napoli, già penalizzato da un involuto Fabiàn. Ancelotti però riprende il dominio del gioco. Si accorge che Zielinski continua a giocare da trequartista in un modulo prossimo al 4-2-3-1, con l’energico Allan accanto a Fabian ed un terzetto operoso (Callejòn, Zielinski, Younes) dietro Milik. Ricompone un 4-4-1-1: dentro Ghoulam, l’altro difensore mancino Mario Rui va quarto a sinistra in mediana.

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